La protesta del tifo a Liverpool, una crepa nel modello inglese

epa05146675 A Liverpool fan holds up a banner in protest to the 77 pound pricing for match tickets in the newly reconstructed Main Stand during the English Premier League soccer match between Liverpool and Sunderland at Anfield, Liverpool, Britain, 06 February 2016. EPA/PETER POWELL EDITORIAL USE ONLY. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 75 images, no video emulation. No use in betting, games or single club/league/player publications

Quando si tratta di sottolineare i mali del calcio italiano e dei suoi stadi, si fa riferimento alle meraviglie del pallone d’oltralpe. Il modello è quello inglese, e gli altri vengono dietro, a ruota, ma comunque in una posizione privilegiata rispetto a quello di casa nostra, rappresentato – a farla breve – come arretrato.

Eppure proprio nel modello inglese si intravede più di una incrinatura, come dimostrano le proteste che da tempo vengono inscenate all’interno delle arene britanniche, e in altre strutture sportive del vecchio continente.

I supporter dell’Arsenal, che devono far i conti con i biglietti più costosi dell’intera Premier League, nei giorni scorsi hanno scritto una lettera aperta all’amministratore delegato del club, Ivan Gazidis, chiedendo un “congelamento” dei prezzi fino al 2019 e tariffe di favore per i giovani tra i 18 e i 21 anni.

A Liverpool, durante la gara contro il Sunderland di domenica, buona parte del pubblico di casa ha abbandonato gli spalti a partita in corso per contestare contro l’aumento dei prezzi dei biglietti deciso dalla nuova proprietà (la società d’investimento americana Fenway Sports Group) a partire dalla prossima stagione. Il minuto scelto per la protesta è stato il minuto 77, pari al nuovo costo (77 sterline appunto) della tribuna di Anfield Road.

Stando alle indiscrezioni della stampa inglese, la protesta di Liverpool potrebbe essere riproposta a breve in tutti gli stadi della Premier.

Il prezzo del modello inglese

Il modello inglese – con i suoi confortevoli stadi “simili a teatri” e in cui non c’è spazio per la violenza (spesso solo rimossa, e tollerata all’esterno) – hanno infatti un prezzo, e anche piuttosto salato.

Come denunciano da tempo diverse organizzazioni del tifo, il costo dei biglietti e degli abbonamenti nel Regno Unito sta raggiungendo prezzi improponibili, che poco hanno a che fare con quello che, tuttora, viene dovrebbe essere un passatempo popolare.

Tra i soggetti più attivi in questa battaglia c’è la Football Supporters’ Federation, che – in aperta contestazione dell’attuale modello imperante nel Regno Unito – ha lanciato varie campagne, tra cui quella a favore della presenza dei tifosi in trasferta (Twenty’s Plenty for Away Tickets) e un’altra contro la “criminalizzazione dei tifosi” (Watching Football is not a Crime”).

Gli “effetti indesiderati” del modello inglese sono avvertiti anche sul continente. In Particolare in Germania, dove pure il costo medio di un biglietto è tuttora di poco superiore ai 30 euro.

Proprio ieri i tifosi del Borussia Dortmund hanno inscenato una singolare protesta contro il caro biglietti lanciando palle da tennis in campo durante la trasferta di Stoccarda.

Prima di loro, a ottobre, erano stati i supporter del Bayern a manifestare, durante la trasferta di Champions contro l’Arsenal, disertando i gradoni dell’Etihad Stadium e affiggendo uno striscione di protesta (“£64 a ticket. But without fans football is not worth a penny”).

Il punto è che, più che un effetto collaterale, il “caro biglietti” appare piuttosto il pilastro stesso del nuovo modo di intendere quello che una volta era lo sport popolare per eccellenza. Un vero caposaldo che qualcuno auspica anche per l’Italia.

@carlomariamiele